Non v'è dubbio che “Annozero” sia politicamente schierata. E non v'è dubbio che la redazione si aspetti improperi, condanne e anatemi da parte di chi non ci sta ad essere massacrato dalla solita etichettatura che ci individua come violenti, anzi, peggio, assassini.
Non ci si meraviglia più neanche della faziosità del dott. Santoro, le cui prese di posizione sono sempre state additate, in bene o in male, (ma più con la seconda che con la prima definizione), da molti giornali e da diverse televisioni pubbliche e private.
Anche in questo caso, quindi, si sono mantenute le solite regole care ad Annozero, affinché l'accusa congeniata avesse il massimo del suo peso e del suo valore.
Abbiamo potuto notare che, in studio, non vi era un solo contradditore che potesse far fronte a tutte le accuse e alle sentenze che sono state emanate. Ma, per non essere tacciata di faziosità, la redazione di “Annozero” ha escogitato un trucchetto che, purtroppo, sarà pure riuscito nei confronti della maggior parte dei vostri telespettatori, ma che a noi non è sfuggito.
A titolo di controparte avete invitato Donna Assunta Almirante, la quale, pur con tutto il nostro rispetto, non era la persona più indicata per affrontare una trasmissione di quel tipo.
Non lo era a livello politico, nonostante ella abbia la grande capacità di ben adattarsi alle telecamere come sanno fare le migliori soubrette.
Sarebbe stato più dignitoso e più corretto per il dott. Santoro invitare qualche esponente di partito, ( o di movimento), di quell'area che è stata, ancora una volta, messa sotto accusa gratuitamente e premeditatamente.
Sarebbe bastato invitare un dirigente di un qualsiasi movimento preso sotto mira, o, nel caso di rifiuto di questi, un movimento qualsiasi che ha come base ideologica quella da voi sempre condannata.
Così non è stato, e il programma è potuto andare avanti indisturbato, tra l'inviata Beatrice Borromeo, tanto carina quanto di parte, che è andata alla ricerca delle risposte scontate e del linciaggio morale, della rifondaiola comunista Titti De Simone, che per il solo fatto di appartenere ad una componente comunista avrebbe dovuto tacere e ricordare le decine di milioni di morti che la sua ideologia ha fabbricato anche dopo la caduta del fascismo e del nazismo, Donna Assunta Almirante, che ha detto quello che poteva dire non conoscendo la vita che conducono determinati ambienti d’area.
Lasciamo da parte il fenomeno fumettista che compare durante i titoli di coda, perché i suoi disegni sono un continuo e costante insulto all'intelligenza e, spesso, al dolore di chi ha patito la perdita dei propri cari e di chi ha sofferto per altri mille motivi. Gli spunti per i suoi insulsi disegni, questa volta, sono partiti da nobili e rispettabili sentimenti di dolore e sono fini nel torbido e nel ridicolo. Del resto la fine che fa la sua scarsa sensibilità umana è sempre la stessa, ad ogni trasmissione e per ogni tema trattato.
Detto questo, pur rispettando profondamente il dolore di quella signora che ha avuto la sfortuna di avere un figlio ammazzato da un gruppo di criminali, è d’obbligo, per noi, sottolineare il fatto che non possiamo condividere il suo pensiero ristretto e circoscritto alla solita regola antifascista che ha come denominatore comune l'equazione: fascismo = violenza.
Alla signora presente in studio, ma anche ai genitori di Nicola, diciamo che si commette un errore enorme e molto pericoloso attribuendo, sempre e comunque, un fatto violento a tutto l’ambiente che crede nell'ideologia fascista.
Così facendo non si fa altro che aizzare gli animi, provocare ribellioni e reazioni che potrebbero avere anche serie conseguenze per le affermazioni assurde fatte, dettate certamente più dal dolore che dalla logica.
Alla madre presente in studio, colpita dal grave lutto, è bastato il tatuaggio che l'assassino aveva sulla sua pelle per discriminare tutta un'area composta da persone eterogenee, al cui interno esistono padri di famiglia, persone che lavorano onestamente, giovani che credono con coscienza e serietà negli ideali fascisti.
Basta avere una croce celtica, o un fascio, o la parola "Duce" disegnata addosso e, automaticamente, tutti coloro che credono negli ideali che vengono raffigurati da quei disegni, sono tutti assassini e delinquenti.
La cosa strana, però, è che se tale concetto viene riportato sui Rom, quando uno di loro stupra e ammazza, se queste regole drastiche e dissacranti vengono usate nei confronti di zingari, extracomunitari clandestini o verso qualsiasi etnia, o credo politico diverso ed opposto al nostro, scatta l'indignazione e, molto probabilmente, anche una denuncia per razzismo e diffamazione.
Non comprendiamo come sia possibile che ciò accada in uno Stato che si professa da decenni democratico. Se è vero che un assassino macchia moralmente tutta una comunità politica per il crimine che ha commesso allora è vero che un Rom fa altrettanto quando uccide e stupra. Diversamente si sta mettendo in azione un'altra regola tanto cara alle sinistre, quella dei due pesi e delle due misure.
Ciò che non è emerso dalla trasmissione, (come era ovvio che non emergesse), è il fatto che il fascismo, quello del terzo millennio, non ha bisogno della violenza per esistere, mentre la violenza ha bisogno di essere contestualizzata per esistere, per giustificare la propria presenza e, quindi, il crimine commesso.
Questo è ciò che è successo a Verona qualche giorno fa ed è quello che succede ogni volta che una persona perde la vita a causa di un'aggressione.
La violenza, in realtà, non ha un preciso contesto politico, non ha un colore predefinito, oppure, se vogliamo proprio dargli una paternità, allora essa le ha tutte. Non ha mai una sola matrice.
Vogliamo dire alla madre colpita dal dolore più profondo che una donna possa provare, che anche chi scrive è fascista, eppure, per professare l'ideologia in cui crede, non ha mai ucciso nessuno, non ha mai pestato qualcuno, non è mai andato negli stadi usando la violenza al posto del tifo, non ha mai fatto male a chi la pensava in maniera diversa, se non opposta, al proprio credo politico.
Pertanto, l'etichetta che continua ad esserci incollata addosso, a fronte di determinati comportamenti, è completamente errata e pretestuosa. Si potrebbe quasi pensare che, così come si cerca di incasellare un atto violento all'intero di una predeterminata area per poter dare, a quel gesto, un valore significativo più forte, così si cerca di incanalare il proprio dolore non solo contro l'assassino materiale ma, addirittura, all'interno di una intera area politica fatta di una moltitudine variegata di gente al fine di rendere colpevoli il maggior numero di persone, come se questo potesse, in qualche modo, sublimare il grande dolore che si prova.
Sarebbe come dire che se un medico, per incuria, negligenza o incapacità, uccide un paziente, tutto l’ordine dei medici ha le stesse colpe. Sarebbe un’assurdità ai limiti della follia.
Come abbiamo detto prima, il nostro rispetto è massimo nei confronti di tutte le mamme che hanno perso i propri figli per colpa della peggiore feccia, alla quale si rischia di dare un patentino nobiliare se si tenta di inserirla in un qualsiasi contesto politico, svilendo ed offendendo, di contro, quel contesto politico nel quale si cerca, forzatamente e in modo innaturale, di inserire il gesto del criminale.
E allora vogliamo proporre una domanda, rivolta, più che altro, ai soliti noti giornalisti, che in queste cose ci sguazzano con piacere e che prendono a pretesto le situazioni più stupide fino a quelle più abiette, come l'assassinio, per criminalizzare sempre gli stessi gruppi politici.
Se i cinque criminali veronesi sono da inserire nel contesto dell'area fascista in quanto, tra loro, c'e' chi ha la testa rasata, chi la croce celtica tatuata o chi ha, semplicemente, rivendicato la propria appartenenza ideologica, (ma non partitica), allora possiamo dire, senza timore d'essere smentiti, che i sindacati e i centri sociali del veneto sono covi terroristici in quanto tra gli ultimi arrestati che si sono professati appartenenti alle nuove Brigate Rosse c'era chi aveva in tasca la tessera della Cgil e chi proveniva dal centro sociale "Gramigna" di Padova.
Deve essere per forza così, se le regole e le metriche di valutazione sono uguali per tutti. Ma se così non è, allora c'e' qualcosa che non funziona nel giudizio del singolo e del collettivo legato a certi ambienti.
In questo caso sarebbe bene che si rivedessero le metriche di valutazione, perché se è vero, (come è vero), che l'assassinio è un grave reato compiuto a danno di uno o più elementi facenti parte della società, è altrettanto vero che il terrorismo è uno strumento di distruzione di massa di quella stessa società, per la cui tutela deve essere data la massima priorità ed attenzione distruggendo ed annientando ogni rigurgito terrorista con azioni drastiche e chirurgiche, e tra queste non possono essere evitati l’immediato scioglimento dei sindacati e la chiusura forzata di tutti i centri sociali.
Questo è quello che un contraddittorio serio e preparato al minimo, avrebbe potuto dire al posto di Donna Assunta Almirante. Compreso il fatto che i cinque criminali veronesi non avrebbero vita facile nella nostra area perché la loro azione rischia di inficiare, (se non l’ha già inficiato), il lavoro politico e sociale portato avanti da anni da persone serie, rispettabili ed oneste e che la Costituzione, citata dalla madre presente negli studi di Annozero, si riferisce al fascismo del ventennio o a coloro che intendono rifondarlo, non al fascismo del terzo millennio che, di certo, non ha motivo di usare gli stessi metodi del passato per propagandare il proprio credo ideologico.
E, per quanto riguarda l'uso della violenza attuata in quel periodo, beh, dovremmo calarci nel pozzo buio e profondo della storia per riesumare situazioni sepolte volutamente da altri dottori dello spettacolo, anche se coprono posti diversi rispetto a quello detenuto dal dott. Santoro. Ma tutto questo farebbe parte di un altro capitolo che, forse, vi racconteremo un'altra volta.
Cordiali saluti
NUOVO ORDINE NAZIONALE
Segreteria Nazionale
