Ancora una volta si festeggia la giornata simbolo che dovrebbe rappresentare la "liberazione" dalla tirannia fascista e nazista. Ancora una volta la credrenza popolare sopravvale sulla realtà e sulla storia.
I sopravvissuti dell'ANPI, i centri sociali, i politici antifascisti e i creduloni che si sono lasciati imbrigliare dalla rete della falsità storica intrecciata da oltre 60 anni, oggi, si gongolano nell'esaltazione delle loro gesta belliche, (per la verità poche), e si beano dei risultati ottenuti che avrebbero portato al termine della guerra.
Ma, come tutte le menzogne, anche quella del 25 aprile sta, pian piano, venendo a galla. Si comincia a parlare di ciò che non si è mai detto, si iniziano a scoprire le nefandezze compiute proprio da coloro che si riempiono la bocca con la guerra civile (che chiamano impropriamente di liberazione), si inizia ad analizzare cosa, in effetti, abbiamo fatto i partigiani, ovvero quale ruolo abbiano avuto ai fini della guerra.
Soprattutto si stanno mettendo sotto la giusta luce i partigiani comunisti, e le ombre che nascondevano anche le più semplici verità iniziano a scomparire. Si scopre così, che la ricorrenza di aprile è stata sempre sotto il monopolio occhiuto e vigilante dei comunisti, che essi hanno continuato a perpetrare una menzogna che doveva servire non a ricordare i morti e gli eroismi di parte, ma la forza d'impatto, la presenza costante, l'attenzione vigile del comunismo sulla nazione.
Il 25 aprile, insomma, sta scoprendo il suo vero volto. Ed un volto deturpato, cattvo, violento. E' un volto che esprime tutta le violenze compiute sulla gente inerme, sui propri connazionali rei non solo di essere stati fascisti, ma di essere stati solo presunti tali o parenti dei presunti.
Il 25 aprile, anno dopo anno, si sta rivelando un boomerang per chi ha propagandato idee di false vittorie ed altrettanto falsa democrazia, a danno dele rispetto e della dignità dei morti di ambo le parti.
Per noi, il 25 aprile, non ha mai rappresentato una festa. E' sempre stato un giorno come un altro, niente di spettacolare, niente da ricordare.
Ciò che, invece, continuiamo ad avere viva nella nostra memoria, sono i sopprusi perpetrati a nostro danno nei decenni post bellici. la censura applicata ad una ideologia che non è mai stata quella che i vincitori hanno incultato nelle teste degli italiani, (non in tutti per fortuna), sono le violenze che i camerati e le normali famiglie italiane hanno dovuto subire da mano comunista, pur non avendo avuto nulla a che vedere con quanto era succerro il 25 luglio e l'8 settembre 1943, sono gli eccidi, i genocidi, la crudeltà che molti partigiani hanno compiuto nascondendo le loro vendette personali dietro più nobili intenti come la liberazione e la democrazia alle quali non hanno mai creduto e per le quali non hanno mai combattuto.
Mentre essi esultano ancora sui morti prodotti dalle loro idee, mentre questa gente festeggia il tradimento compiuto nei confronti dei veri alleati, mentre si esaltano nel ricordare le loro gesta belliche avvenute quasi sempre alle spalle del nemico e quasi mai di fronte, (come coraggio e dignità avrebbero dovuto imporre), noi abbassiamo gli occhi a terra, non per senso di sconfitta o di sottomissione alla canea rossa, ma per il dolore e lo sgomento che ci assalgono ogni anno, quando questa gente ricorda con una festa le stragi e le sparizioni di centinaia di migliaia di italiani i cui corpi sono stati occultati e mai più ritrovati,
La vergogna di questa democrazia si evince anche da ricorrenze come queste, perchè esultare e gioire, a distanza di 63 anni, sulla morte di centinaia di migliaia di persone, militari e civili, è un segno inequivocabile di come la barbarie comunista sia ben lungi dall'essersi estinta.
Una commemorazione di atti barbarici, come solo la guerra può produrre, (e ancor di più una guerra civile), trova persino il consenso e la presenza del capo dello Stato, che festeggia anch'egli sulla montagna di morti la cui responsabilità ricade sull'ideale che anch'egli ha perseguito in gioventù, e dal quale non ha mai preso le distanze.
La fantomaitca riappacificazione è ben lontana dall'essere voluta. Soprattutto quando i vincitori, ormai vecchi e quasi estinti per ragioni anagrafiche, si ostinano a disseppellire i nostri morti per poter festeggiare, una volta ancora, sulle loro sacre ossa.
