Non è un luogo comune dire che tutto il mondo è razzista quando si parla degli ebrei, o meglio, quando si parla di loro in un certo modo.
Infatti, fin quando si elogiano i crimini commessi dal governo d'Israele, fin quando si commemorano i famosi sei milioni di morti ammazzati nei famigerati campi di sterminio tedeschi e fin quando ci si cosparge il capo di cenere per i delitti da loro imputati tutto va bene. Ma quando non si accetta anche uno solo di queste tre condizioni, allora il peccato è quello di essere razzisti, o peggio ancora, antisemiti.
In questo perenne stato di vittimismo e di falsa umilità gli ebrei hanno, e stanno, ricattando il mondo in mille modi.
E il mondo, quando viene chiamato in causa per rispondere di colpe che, molto spesso, non ha commesso, non dice nulla. Riesce a tacere persino quando apprende la notizia pubblicata sul "Corriere della Sera" del 12 marzo 2008 che ci informa sulla Merkel, la quale è stata invitata al Parlamento israeliano ed è stata "autorizzata" a potersi esprimere in tedesco, cioè nella sua lingua madre.
E' stato un privilegio accordato da una speciale commissione del suddetto Parlamento.
La concessione ha scatenato le ire della destra radicale israeliana e due membri della commissione chiamata a decidere sul "caso" hanno votato contro. Entrambi i membri sono facenti parte del partito nazionalista.
Arieh Edad, a proposito della concessione data alla Merkel ha detto:" Non posso sentir parlare tedesco in quest'aula. E' la lingua nella quale sono stati uccisi mia nonna e mio nonno. Sono tedesche le ultime parole che hanno sentito. E' proprio necessario cambiare le regole? Andrò lì, mi alzerò in piedi e uscirò dall'aula"
La stessa cosa dice di voler fare l'altro deputato che ha votato contro, Uri Ariel il quale ha commentato:" E i sei milioni di morti ebrei? Va bene che la Germania è cambiata, che ci sono delle cose importanti nella sfera della sicurezza e della politica. Ma perchè strisciare come rettili? Che ci è successo?"
C'era già stato in precedente razzista nei confronti della Germania, quando Kohler accolto alla Camera in uno dei suoi ultimi discorsi alla Knesset, (il Parlamento israeliano), si sentì dire apertemente da Ariel Sharon:" Il popolo ebraico non si riprenderà mai dal massacro compiuto dai nazisti. Non può esserci perdono per quello che gli ebrei hanno sofferto per mani dei tedeschi".
In sostanza gli ebrei stanno, tutt'oggi, condannando un popolo, e con esso la lingua usata, per le atrocità commesse da persone che, ormai, non esistono più.
Nonostante l'assenza dei veri carnefici, o di coloro che sono stati accusati di aver commesso atrocità a danno degli ebrei, la Germania è ancora imputata e condannata all'umiliaizone più bieca e inumana, fino a scivolare nel razzismo e nella follia di coloro che vorrebbero cancellare persino la lingua di un popolo.
Se questo non è segno di razzismo, qualcuno ci spieghi cos'è, senza, però, venire e ricordarci i sei milioni di morti. Perchè dopo oltre sessant'anni, dopo il cambiamento politico e sociale avvenuto in Germania e nel resto del mondo, e dopo tutti i soldi pretesi dai "sopravvissuti" e dalle associazioni ebraiche, ogni debito, morale, sociale e politico, è stato abbondantemente pagato.
Ora c'e' da chiedersi perchè certi ebrei pretenderebbero la distruzione culturale, linguistica e sociale di una generazione che nulla a che fare con quella passata e la cui colpa sarebbe quella di esprimersi nella lingua dei loro padri.
La stranezza della vicenda è che l'annientamento culturale e linguistico della Germania viene chiesto e voluto proprio da un popolo che dice di aver subito gli stessi soprusi e le stesse vessazioni. Ma allora, davanti a questa inumana e sconsiderata richiesta, è spontaneo chiedersi quale sia la differenza tra le vittime e i loro carnefici.
Per fortuna non tutti gli ebrei hanno dalla loro parte quell'ottusità e ristrettezza mentale che nel tempo, potrebbe diventare causa di una nuova semina di antisemitismo mondiale. Ci sono ebrei come Tommy Lapid che dichiara il non senso nell'invitare la Merkel per poi non lasciarla parlare.
Tommy Lapid non è un ebreo qualunque. Egli è stato un ex ministro del Parlamento ebraico e, tutt'ora, è il custode della memoria della Shoa in Israele. E' sopravvissuto, pure lui, ad un campo di sterminio.
Egli sostiene anche che non è possibile perdonare il male subito, che si ha l'obbligo di non dmenticare e di combattere affinchè ciò non avvenga.
Ma dice anche che la Germania ha affrontato in modo ammirevole il suo passato, che ha saputo prendere su di se le proprie responsabilità per ciò che ha fatto, aggiungendo, infine, che se tutti fossero come la Germania, i problemi tra Israele ed Europa sarebbero già finiti.
Nei confronti dell'Italia Lapid si è espresso dicendo:" Ha fatto un grande sforzo per chiedere perdono. Ma il fascismo non era il nazismo, neanche sotto l'occupazione tedesca: nella Jugoslavia occupata dagli italiani si rifiutavano di deportare gli ebrei".
Parole di ebreo e non di qualche invasato nazista o di qualche sfegatato fascista.
Ciò a conferma di quanto i nostri detrattori hanno inventato mentendo, sapendo di mentire.
Comunisti ed antifascisti continuano a far leva sulla questione delle leggi razziali. Ma nessuno dice loro che tali leggi non furono mai applicate se non in misura blanda e ridotta. Non ci furono mai campi di sterminio o di concentramento per ebrei e nessuno di loro è stato mai fucilato in quanto tale.
Nessuno lo dice, eppure la verità è questa. Una verità che emerge per bocca degli ebrei, ma che viene taciuta da chi, in Italia, sa, ma non parla per tutelare interessi personali e di partito e perchè, se si conoscesse la verità, questa democrazia, fondata sulla menzogna richierebbe di crollare in pochi minuti.