NUOVO ORDINE NAZIONALE

Movimento politico fascista.
domenica, 11 maggio 2008

CONVEGNO INDETTO DAL COMITATO "FOGGIA CITTA' MARTIRE"

Si è tenuto ieri, 10 maggio 2008, il convegno sul tema." L'Italia sotto il terrore anglo-americano".

Diversi sono stati gli interventi rivolti ad una sala attenta ad ascoltare le atrocità commesse dai cosiddetti "liberatori".

I diversi relatori hanno contribuito, con le loro parole, ad ampliare una conoscenza di cui, per molti versi, i cittadini foggiano erano carenti.

Le parole di Maurizio L'Episcopia, Giuseppe Martorana, Nicola Cospito, Adriano Rebecchi, Carlo Morganti, ed alcuni ospiti presenti in sala, tra i quali Alfonso De Santis, autore di un libro emozionante e struggente che ha messo in luce nei dettagli i diversi momenti di quei terribili giorni, sono stati recepiti nel più assoluto silenzio e nella commozione di molti degli astanti.

Alfonso De Santis, prendendo la parola, è stato capace di far sentire, ancora una volta, lo strazio di quei giorni. Ha fatto rivivere un sacrificio dimenticato o, spesso, ignorato dalla stragrande maggioranza della popolazione foggiana.

Giuseppe Martorana, ha descritto una vicenda particolare di cui molti non erano a conoscenza. Una vicenda che ha toccato e sorpreso diverse persone in sala, quella riguardante l'atroce morte di centinaia, se non migliaia, di persone che si  erano trovati imprigionati nei sottopassaggi della ferrovia della città, nella speranza di trovare la salvezza. Ed invece sono andati incontro all'appuntamento con la morte. Una morte atroce causata dallo scoppio di alcuni vagoni cisterna pieni di benzina che si è rivesata all'interno dei sottopassaggi uccidendo tutte le persone che erano rimaste intrappolate dai detriti e dalle macerie provocati dalle bombe.

Nel ricordare l'immane tragedia non si è potuto fare a meno di mettere in luce anche gli aspetti negativi e le ombre gettate sulla dignità e sul rispetto di quei morti da parte di alcuni dotti locali quali il gironalista Filippo Santigliano, il prof. Francesco Saverio Russo e il direttore della Biblioteca dove è stata tenuta la conferenza, il dott. Franco Mercurio, quest'ultimo noto esponente di Rifondazione Comunista.

Nicola Cospito, invece, ha letto una lettera che era stata spedita al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, con la quale si chiedeva di valorizzare i giorni di quell'olocausto e di promuovere una conoscenza maggiore di quegli eventi. Il Capo dello Stato, come lo stesso Cospito aveva previsto, non si è degnato di rispondere, dimostrando così di essere, nella sua inesistente imparzialità, il rappresentante di una sola parte del popolo italiano.

Toccante, infine, come abbiamo detto prima, l'intervento di Alfonso De Santis il quale si è ripromesso di ultimare un altro libro che narra delle vicende di quei giorni e chiedendo a Giuseppe Martorana, direttore de "Il Popolo D'Italia", di poter inserire in quelle pagine parte dell'intervento da lui pronunciato, cosa che ha trovato il consenso dell'interpellato.

Chiunque voglia approfondire la sintesi di questa relazione potrà collegarsi al sito
http://www.nuovo-ordine-nazionale.org e cliccare sul logo del movimento presente sulla sinistra dello schermo, nel riquadro con la descrizione:" Discorsi del Segretario Nazionale".

Un'ultima considerazione riguardante l'evento. Il Nuovo Ordine Nazionale ha voluto dare il suo contributo sottolineando gli sforzi non di poco conto compiuti dal Comitato per Foggia città martire e da Alfonso De Santis, il quale sta cercando di raccogliere il necessario per poter far erigere un monumento ad imperitura memoria dei quasi 22.000 morti massacrati dalle bombe anglo-americane.

In funzione di questo, è da evidenziare non solo il fatto che Foggia non ha un monumento ai suoi caduti civili, ma anche il fatto che, alla mancanza di memoria visiva, cosa che, nel tempo, cancella anche quella mnemonica, le istituzioni hanno sopperito con l'erezione di una statua ai fratelli Biondi, morti nel 43, tra le bande partigiane che infestavano l'Abruzzo.

Peraltro, sulla morte dei fratelli Biondi, partiti da Foggia per motivi a tutti sconosciuti, esiste un vero mistero in quanto non è dato sapere con certezza neanche il luogo della loro morte avvenuta, in base al racconto di un partigiano, durante un conflitto a fuoco contro i tedeschi.

Nell'incertezza dell'avvenimento e dell'appartenenza effettiva e volontaria dei due fratelli alle bande di cui sopra, l'ANPI ha chiesto ed ottenuto il monumento ai due caduti e non solo. A loro nome è stata intitolata anche una via della città.

Dei 22.000 morti civili, invece, ammazzati grazie agli interventi aerei dei "liberatori", si è costretti,  tutt'oggi, a fare sforzi enormi affinchè non cada nell'oblio il loro ricordo al quale è legato indissolubilmente il tributo di sangue pagato da una popolazione inerme e non colpevole di quanto stava accadendo.

A detta degli stessi alleati, Foggia, era stata colpita non solo per la sua posizione strategica ma, maggiormente, perchè doveva essere "coventrizzata", termine che stava ad indicare che gli alleati avevano colpito Foggia così duramente perchè era stata scelta quale città sulla quale far cadere il flagello della vendetta che doveva pareggiare i conti con i bombardamenti che la città inglese di Coventry aveva subito dagli aerei tedeschi.

Non solo. Foggia fu fatta oggetto di bombardamenti pesanti, anche dopo l'8 settembre, ovvero nei giorni successivi alla firma di resa dell'Italia e al patto di nuova alleanza con chi continuva ad uccidere impunemente e senza più alcuna giustificazione di sorta.

Il Convegno tenuto a Foggia ha voluto ricordare anche questo.

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venerdì, 09 maggio 2008

Annozero, una doverosa risposta.

Non v'è dubbio che “Annozero” sia politicamente schierata. E non v'è dubbio che la redazione si aspetti improperi, condanne e anatemi da parte di chi non ci sta ad essere massacrato dalla solita etichettatura che ci individua come violenti, anzi, peggio, assassini.

 

Non ci si meraviglia più neanche della faziosità del dott. Santoro, le cui prese di posizione sono sempre state additate, in bene o in male, (ma più con la seconda che con la prima definizione), da molti giornali e da diverse televisioni pubbliche e private.

 

Anche in questo caso, quindi, si sono mantenute le solite regole care ad Annozero, affinché l'accusa  congeniata avesse il massimo del suo peso e del suo valore.

 

Abbiamo potuto notare che, in studio,  non vi era un solo contradditore che potesse far fronte a tutte le accuse e alle sentenze che sono state emanate. Ma, per non essere tacciata di faziosità, la redazione di “Annozero” ha escogitato un trucchetto che, purtroppo, sarà pure riuscito nei confronti della maggior parte dei vostri telespettatori, ma che a noi non è sfuggito.

 

A titolo di controparte avete invitato Donna Assunta Almirante, la quale, pur con tutto il nostro rispetto, non era la persona più indicata per affrontare una trasmissione di quel tipo.

 

Non lo era a livello politico, nonostante ella abbia la grande capacità di ben adattarsi alle telecamere come sanno fare le migliori soubrette.

 

Sarebbe stato più dignitoso e più corretto per il dott. Santoro invitare qualche esponente di partito, ( o di movimento), di quell'area che è stata, ancora una volta, messa sotto accusa gratuitamente e premeditatamente.

 

Sarebbe bastato invitare un dirigente di un qualsiasi movimento preso sotto mira, o, nel caso di rifiuto di questi, un movimento qualsiasi che ha come base ideologica quella da voi sempre condannata.

 

Così non è stato, e il programma è potuto andare avanti indisturbato, tra l'inviata Beatrice Borromeo, tanto carina quanto di parte, che è andata alla ricerca delle risposte scontate e del linciaggio morale, della rifondaiola comunista Titti De Simone, che per il solo fatto di appartenere ad una componente comunista avrebbe dovuto tacere e ricordare le decine di milioni di morti che la sua ideologia ha fabbricato anche dopo la caduta del fascismo e del nazismo, Donna Assunta Almirante, che ha detto quello che poteva dire non conoscendo la vita che conducono determinati ambienti d’area.

 

Lasciamo da parte il fenomeno fumettista che compare durante i titoli di coda, perché i suoi disegni sono un continuo e costante insulto all'intelligenza  e, spesso,  al dolore di chi ha patito la perdita dei propri cari e di chi ha sofferto per altri mille motivi. Gli spunti per i suoi insulsi disegni, questa volta, sono partiti da nobili e rispettabili sentimenti di dolore e sono fini nel torbido e nel ridicolo. Del resto la fine che fa la sua scarsa sensibilità umana è sempre la stessa, ad ogni trasmissione e per ogni tema trattato.

 

Detto questo, pur rispettando profondamente il dolore di quella signora che ha avuto la sfortuna di avere un figlio ammazzato da un gruppo di criminali, è d’obbligo, per noi, sottolineare il fatto che non possiamo condividere il suo pensiero ristretto e circoscritto alla solita regola antifascista che ha come denominatore comune l'equazione: fascismo = violenza.

 

Alla signora presente in studio, ma anche ai genitori di Nicola, diciamo che si commette un errore enorme e molto pericoloso attribuendo, sempre e comunque, un fatto violento a tutto l’ambiente che crede nell'ideologia fascista.

 

Così facendo non si fa altro che aizzare gli animi, provocare ribellioni e reazioni che potrebbero avere anche serie conseguenze  per le affermazioni assurde fatte, dettate certamente più dal dolore che dalla logica.

 

Alla  madre presente in studio, colpita dal grave lutto, è bastato il tatuaggio che l'assassino aveva sulla sua pelle per discriminare tutta un'area composta da persone eterogenee, al cui interno esistono padri di famiglia, persone che lavorano onestamente, giovani che credono con coscienza e serietà negli ideali fascisti.

 

Basta avere una croce celtica, o un fascio, o la parola "Duce" disegnata addosso e, automaticamente, tutti coloro che credono negli ideali che vengono raffigurati da quei disegni, sono tutti assassini e delinquenti.

 

La cosa strana, però, è che se tale concetto viene riportato sui Rom, quando uno di loro stupra e ammazza, se queste regole drastiche e dissacranti vengono usate nei confronti di zingari, extracomunitari clandestini o verso qualsiasi etnia, o credo politico diverso ed opposto al nostro, scatta l'indignazione e, molto probabilmente, anche una denuncia per razzismo e diffamazione.

 

Non comprendiamo come sia possibile che ciò accada in uno Stato che si professa da decenni democratico. Se è vero che un assassino macchia moralmente tutta una comunità politica per il crimine che ha commesso allora è vero che un Rom fa altrettanto quando uccide e stupra. Diversamente si sta mettendo in azione un'altra regola tanto cara alle sinistre, quella dei due pesi e delle due misure.

 

Ciò che non è emerso dalla trasmissione, (come era ovvio che non emergesse), è il fatto che il fascismo, quello del terzo millennio, non ha bisogno della violenza per esistere, mentre la violenza ha bisogno di essere contestualizzata per esistere, per giustificare la propria presenza e, quindi, il crimine commesso.

 

Questo è ciò che è successo a Verona qualche giorno fa ed è quello che succede ogni volta che una persona perde la vita a causa di un'aggressione.

 

La violenza, in realtà, non ha un preciso contesto politico, non ha un colore predefinito, oppure, se vogliamo proprio dargli una paternità, allora essa le ha tutte. Non ha mai una sola matrice.

 

Vogliamo dire alla madre colpita dal dolore più profondo che una donna possa provare, che anche chi scrive è fascista, eppure, per professare l'ideologia in cui crede, non ha mai ucciso nessuno, non ha mai pestato qualcuno, non è mai andato negli stadi usando la violenza al posto del tifo, non ha mai fatto male a chi la pensava in maniera diversa, se non opposta, al proprio credo politico.

 

Pertanto, l'etichetta che continua ad esserci incollata addosso, a fronte di determinati comportamenti, è completamente errata e pretestuosa. Si potrebbe quasi pensare che, così come si cerca di incasellare un atto violento all'intero di una predeterminata area per poter dare, a quel gesto, un valore significativo più forte, così si cerca di incanalare il proprio dolore non solo contro l'assassino materiale ma, addirittura, all'interno di una intera area politica fatta di una moltitudine variegata di gente al fine di rendere colpevoli il maggior numero di persone, come se questo potesse, in qualche modo, sublimare il grande dolore che si prova.

 

Sarebbe come dire che se un medico, per incuria, negligenza o incapacità, uccide un paziente, tutto l’ordine dei medici ha le stesse colpe. Sarebbe un’assurdità ai limiti della follia.

 

Come abbiamo detto prima, il nostro rispetto è massimo nei confronti di tutte le mamme che hanno perso i propri figli per colpa della peggiore feccia, alla quale si rischia di dare un patentino nobiliare se si tenta di inserirla in un qualsiasi contesto politico, svilendo ed offendendo, di contro, quel contesto politico nel quale si  cerca, forzatamente e in modo innaturale, di inserire il gesto del criminale.

 

E allora vogliamo proporre una domanda, rivolta, più che altro, ai soliti noti giornalisti, che in queste cose ci sguazzano con piacere e che prendono a pretesto le situazioni più stupide fino a quelle più abiette, come l'assassinio, per criminalizzare sempre gli stessi gruppi politici.

 

Se i cinque criminali veronesi sono da inserire nel contesto dell'area fascista in quanto, tra loro, c'e' chi ha la testa rasata, chi la croce celtica tatuata o chi ha, semplicemente, rivendicato la propria appartenenza ideologica, (ma non partitica), allora possiamo dire, senza timore d'essere smentiti, che i sindacati e i centri sociali del veneto sono covi terroristici in quanto tra gli ultimi arrestati che si sono professati appartenenti alle nuove Brigate Rosse c'era chi aveva in tasca la tessera della Cgil e chi proveniva dal centro sociale "Gramigna" di Padova.

 

Deve essere per forza così, se le regole e le metriche di valutazione sono uguali per tutti. Ma se così non è, allora c'e' qualcosa che non funziona nel giudizio del singolo e del collettivo legato a certi ambienti.

 

In questo caso sarebbe bene che si rivedessero le metriche di valutazione, perché se è vero, (come è vero), che l'assassinio è un grave reato compiuto a danno di uno o più elementi facenti parte della società, è altrettanto vero che il terrorismo è uno strumento di distruzione di massa di quella stessa società, per la cui tutela deve essere data la massima priorità ed attenzione distruggendo ed annientando ogni rigurgito terrorista con azioni drastiche e chirurgiche, e tra queste non possono essere evitati l’immediato scioglimento dei sindacati e la chiusura forzata di tutti i centri sociali.

 

Questo è quello che un contraddittorio serio e preparato al minimo, avrebbe potuto dire al posto di Donna Assunta Almirante. Compreso il fatto che i cinque criminali veronesi non avrebbero vita facile nella nostra area perché la loro azione rischia di inficiare, (se non l’ha già inficiato),  il lavoro politico e sociale portato avanti da anni da persone serie, rispettabili ed oneste e che la Costituzione,  citata dalla madre presente negli studi di Annozero, si riferisce al fascismo del ventennio o a coloro che intendono rifondarlo, non al fascismo del terzo millennio che, di certo, non ha motivo di usare gli stessi metodi del passato per propagandare il proprio credo ideologico.

 

E, per quanto riguarda l'uso della violenza attuata in quel periodo, beh, dovremmo calarci nel pozzo buio e profondo della storia per riesumare situazioni sepolte volutamente da altri dottori dello spettacolo, anche se coprono posti diversi rispetto a quello detenuto dal dott. Santoro. Ma tutto questo farebbe parte di un altro capitolo che, forse, vi racconteremo un'altra volta.

 

Cordiali saluti

 

NUOVO ORDINE NAZIONALE
Segreteria Nazionale

(Giuseppe Martorana)
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domenica, 27 aprile 2008

Nuova scoperta. Le foibe son fasciste

Ennesima farsa, ennesimi personaggi di orgine slava, e non solo.

Come nel caso dello scrittore jugoslavo citato nell'articolo precedente, anche in qui si mobiltano le penne ex titine. Si tratta adesso si Pedrag Matvejevic, giornalista, che ha scritto un articolo sul Corriere della Sera del 27/04/2008, con il quale ha voluto dare al mondo una notizia "sconvolgente". Le foibe, prima di essere usate dai titini, furono usate dai fascisti.

E per addossare la colpa a coloro che, ormai, sono diventati la pattumiera della criminalità, del genocidio e dell'aberrazione umana, il giornalista slavo fa risalire la precostruita eleminazione degli avversari fascisti, attraverso l'uso delle foibe, niente di meno che al discorso che Mussolini tenne a Pola nel lontanto 1920, ovvero quando ancora il fascismo era movimento e non aveva ancora messo piede in Parlamento.

Si attirbuisce a Mussolini, quindi, l'istigazione all'uso delle foibe. Lo si evincerebbe attraverso questa frase estrapolata da un discorso molto più complesso e articolato:" Per realizzare il sogno mediterraneo bisogna che l'Adriatico, che è il nostro golfo, sai in mani nostre, di fronte ad una razza come la slava, inferiore e barbara".

La conseguenza di questa frase, secondo Matvejevic, faceva perdere ogni diritto ai cittadini slavi, compresi quelli relativi all'uso della loro lingua nelle scuole  e sulla stampa, nelle prediche in chiesa e persino sulle lapidi dei cimiteri.

Il giornalista asserisce, poi che è stato in questo contesto che, forse, per la prima volta si sono citate le foibe quale deterrente per chi avesse avuto idee diverse da quelle espresse dal Duce.

In realtà passano sette anni dal discorso incriminato quando Giuseppe Caboldi, ministro fascista dei Lavori pubblici, scrive:" La musa istriana ha chiamato Foiba degno posto di sepoltura per chi, nella provincia d'Istria, minaccia le caratteristiche nazionali dell'Istria, (da Gerarchia del 1927)

Da qui, il giornalista ha dedotto brillantemente che la foibe sono una invenzione fascista.

Ma la teoria aveva bisogno della pratica. Ed ecco sbucare l'onnipresente ebreo con il suo triste carico di ricordi indelebili, che non hanno subito alterazioni neanche a causa dei decenni passati.

L'ebreo testimone è Raffaello Camerini che, a quanto asserisce, si trovava ai lavori coatti in quelle zone durante la seconda guerra mondiale. Nel racconto dell'ebreo si omette l'anno nel quale sarebbero avvenuti i fatti che cita, un dato molto importante per capire i motivi per i quali un ebreo italiano si trovava ai lavori forzati in quelle zone, visto che prima del 1943 l'Italia non aveva mai permesso ai tedeschi di deportare gli ebrei residenti nella nostra nazione.

Egli dice:" Sono stati i fascisti i primi  che hanno scoperto le foibe ove far sparire i loro avversari"

Secondo Camerini le camicie nere eseguirono numerose fucilazioni di massa e di singoli individui tanto da far rimanere falcidiata una intera generazione nelle terre di Dalmazia, Slovenia e Montenegro, (da notare che il Montenegro è situato nel Sud della Jugoslavia, per cui, al fine di suffragare il racconto, si deduce che le vittime venivano trasportate, non si sa come, per diverse centinaia di chilometri, unicamente per essere fucilate in vicinanza delle foibe, dove poi farle sparire. 

In questo caso non si fa uso delle camere a gas,de i forni crematori e delle fosse comuni.

Il testimone ebreo, poi, afferma che, oltre alle foibe, esistevano anche vari campi di concentramento di varie dimensioni, dall'isoletta di Mamula, all'estremo Sud dell'Adriatico, fino ad Arbe, di fronte Fiume.

Si transitava da questi campi, a detta di Camerini, per arrivare alla risiera di San Sabba dove, si finiva poi ad Auschwitz e Dachau, ma solo in certi casi. Quindi, parrebbe che, in tutti gli altri casi, San Sabba avesse il triste compito di sterminare gli ebrei.

I partigiani avrebbero successivamente usato gli stessi metodi fascisti solo perchè non erano protetti dalle convenzioni di Ginevra e dagli stati adiacenti. E cosi molti di loro giunsero alla fine della guerra accaniti, infoibando gli innocenti non solo di origine italiana.

Erano esacerbati i partigiani per aver perduto i loro cari, le loro terre e le loro case. Insomma, la successiva mattanza aveva un motivo valido che giustificava le atrocità commesse.

Dall'ebreo ricco di memoria, e di fantasia, arriva poi un consiglio, quello di non proclamare il giorno del ricordo, in singolare, ma il giorno dei ricordi. C'e' da chiedersi se vale la stessa regola anche per il 27 gennaio.

Infine, Camerini conclude dicendo:" Capisco bene Boris Pahor. Lui, da slavo e sloveno, come anche Zoran Music, un caro amico defunto, grandissimo pittore ad un tempo sloveno e veneziano, ci sono stati nei campi di sterminio fascisti..."

Dovremmo commentare anche questa ultima frase?

Ci abbasseremmo ai livelli di questo personaggio del fantasy - horror.

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domenica, 27 aprile 2008

Le pretese slave.

Se ne parla sul Corriere della Sera del 27/04/2008. Ad innescare quest'ennesima pantomima sono alcuni jugoslavi di tutto rispetto. Il primo ad aprire la la nuova saga è Boris Pahor, scrittore famoso in Francia, oltre che nella sua terra d'origine.

Si dice affezionato alla storia vera il Pahor, storia in cui asserisce che, nell'Italia Fascista, (lui è nato nel 1913), gli imposero la cittadinanza italiana. Possiamo comprendere la "tragedia" scaturita da simile imposizione.

Boris Pahos è stato nominato ufficialmente per una onorificenza che dovrebbe ricevere direttamente dal nostro Capo di Stato. L'idea l'ha avuta il sottoegretario, (uscente) agli Interni, Ettore Rosato, del Pd.

Voleva fare un bel gesto, ( e per fortuna l'ultimo), durante la celebrazione della farsa del 25 aprile. Presenziando a San Sabba, che da campo di transito è diventato per tutti campi di sterminio, Rosato ha annunciato il riconoscimento onorifico allo slavo.

Ma, le dichiarazioni che sono seguite da parte di Pahor, hanno messo in serio imbarazzo l'ideatore dell'onorificenza.

Lo scrittore slavo, infatti, ha asserito apertamente che il Presidente della Repubblica Italiana non è stato imparizale quando ha parlato di foibe. In proposito ha detto:" Napolitano sa bene che i comunisti italiani, allora, erano complici. Che furono loro a dare ai partigiani jugoslavi i nomi di coloro che andavano eliminati". E fin qui, nulla da obiettare.

Ma poi ha aggunto:" Stenterei ad accettarla, (l'onorificenza),  da un presidente  della Repubblica che ricorda  soltanto le barbarie commesse dagli sloveni alla fine della seconda guerra mondiale, ma non cita precedenti atrocità dell'Italia Fascista contro di noi".

Questa affermazione è nata dalla mancata esternazione di Napolitanto, nel febbraio del 2007, che avrebbe dovuto citare le fucilazioni degli ostaggi sloveni e i crimini dei campi di concentramento italiani".

Povero Pahor, così attento alla storia quando sfugge qualche piccante racconto che criminalizza la controparte, ma così smemorato da non ricordarsi che se la Jugoslavia non è rimasta impressa nella memoria dell'Uomo solo per le Foibe, ma anche per il fatto che essa andò avanti ben oltre la fine della guerra, ovvero quando le fazioni avrebbero dovuto fermare ogni massacro.

Non ricorda neanche, l'attento ed occhiuto scrutatore della storia, che, proprio nel suo paese, dopo la fine della guerra, Tito aveva costruito centinaia di campi di concentramento al cui confronto, quell nazisti, facevano parte della catena dell'Hotel Hilton.

Insomma, lo smemorato ad alternanza, ha schifato l'onorificenza perchè sono stati ricordati solo quelli slavi, (accertati), e non quelli  fascisti, (presunti).

Ma, come in tutte le cose, anche sulla questione aperta da Pahor, si è paventata una via d'uscita. E' stato lo stesso scrittore ad individuarla dettando alcune condizioni.  Deve essere citato il suo libro "Necropoli", ma anche le altre opere letterarie come "Il rogo nel porto", per esempio. Dove si raccontano i crimini fascisti. Infine, chiede che l'espressione "crimini fascisti" venga scritto, nero su bianco.

Vedremo se Napolitano si farà ricattare dallo scrittore slavo. Vedremo anche se ritratterà la questione dalmata istriana, dove gli italiani persero la vita a decine di migliaia e dove altre centinaia di migliaia furono deportate o costrette da abbandonare la loro terra per sempre. E non certo per colpa dei fascisti.

 

 

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sabato, 26 aprile 2008

Il solito guazzabuglio resistenziale

Anche per quest'anno è passata la festa della farsa resistenziale che vuole tutti i buoni tra i partigiani e tutti i cattivi tra le fila dell'esercito della Repubblica Sociale Italiana.

La festività è trascorsa all'insegna di un variegato e folcloristico show a cui ha partecipato, purtroppo, anche il capo dello Stato. A seguire Beppe Grillo, i compagni comunisti e la fantomatica brigata ebraica.

Giorgio Napolitano ha cercato di dire tutto e niente, nella speranza di non colpire troppo forte i suoi compagni, quelli annidatisi nell'ANPI e in altri gruppuscoli resistenzialisti, i quali resistono, ormai, solo alla vecchiaia e alla verità che continuano a galoppare velocemente contro di loro.

La festa della Resistenza è di tutti, ha detto il capo dello Stato. E' una festa che sancisce la vittoria per la libertà e per la lotta contro il nazifascismo, (parola inopportuna, inappropriata ed inesistente che solo mente comunista poteva coniare già subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale).

Napolitano, a nome di tutti i partigiani comunisti d'Italia ed antifascisti riuniti, ha poi sancito il fatto che la festa del 25 aprile simboleggia la giusta via, le giuste scelte. Infine si è innalzato il solito muro contro ogni revisione storica, in quanto la storia non deve essere toccata.

Poi, giusto per non essere palesemente imparziale è stata sprecata qualche parola blanda e incolore verso coloro che combatterono una guerra "sbagliata". Insomma, ancora una volta, sono stati fatti  i conti senza l'oste, ovvero senza coloro che hanno dovuto sopportare questa data come un onta rinnovata ogni anno, come una condanna per non aver combattuto dalla parte giusta, come una infamia per aver creduto nei valori completamente opposti al comunismo.

E così, senza aver mai ascoltato la voce di chi c'era in quel 25 aprile del 1945 stando, però, sulla barricata opposta, si è sancito, ancora una volta, cosa è stato giusto e cosa non giusto ricordare, riportare nella storia del nostro Paese, quali le strade costituzionalmente approvate da seguire e via dicendo.

Alla pantomina statale si è aggiunta quella di Belle Grillo, il quale, da una lotta politica e sociale imperniata sui diritti dei cittadini, è passato a dare contro il fascismo attorniandosi, allo stesso tempo, di sole persone provenienti dalla sinistra.

Questo schieramento palesemente partigiano ha posizionato il comico genovese in una precisa collocazione politica, togliendogli, di conseguenza, quel sapore rivoluzionario che, inizialmente si era riscontrato e che anche il Nuovo Ordine Nazionale aveva visto, recepito e applaudito.

Il comico ha salutato le televisioni straniere presenti al suo show, tra le quali c'era anche Al Jeezira, definendole tutte libere dai vincoli politici. E non si è ricordato che, proprio Al Jeezira, è sovvenzionata e controllata dagli americani.

Grillo ha continuato con il manifestare il suo disappunto contro l'Ordine dei Giornalisti, una legge fascista voluta da Mussolini nel 1925 che, a suo dire, compromette l'informazione, o meglio, la veridicità della notizia. E si è dimenticato di notare che tra quella data e il 2008 sono trascorsi qualcosa come 83 anni. Di cose ne sono cambiate nel frattempo, compresi i motivi per i quali quelle leggi avevano la neccessità di  essere emanate. Ma il trascorrere dei decenni pare non sia interessato molto al Grillo nazionale.

Poi lo scivolone. I giornalisti che volevano intervistare Grillo, dopo aver passato un  nutrito cordone di bodyguard hanno dovuto presentare il tesserino dell'Ordine dei Giornalisti.

Ecco il controsenso del comico genovese che, evidentemente, inebriato dalla nuova gloria, non si è reso conto che pretendeva di avere, a forma di garanzia, ciò che avrebbe voluto abolire.

Non è mancato neanche il solito traditore Giorgio Bocca, il quale, dopo aver bivaccato allegramente nel fascismo, ottenendo lauree, onori  ed esperienza giornalistica, si è riscoperto antifascista poco prima della fine della guerra.

Un personaggio che rispecchia totalmente il voltafaccia italico. Una persona che, con tutta probabilità, sarebbe disposta a ritornare fascista, se l'antifascismo non dovesse dargli più il pane quotidiano del quale si nutre indebitamente e ignomignosamente.

Infine, in questa bolgia carnevalesca, dove pare che tutti abbiano perso non solo la dignità  e la coerenza, ma persino la direttive poltiche, c'e' stata la presenza della fantasmagorica Brigata Ebraica che avrebbe combattuto, con 5000 elementi ebrei provenienti da diversi paesi, la tirannia nazifascista.

Orgogliosi di essere stati gli unici ebrei in armi contro i loro nemici, e desiderosi di tramandare alla storia il fatto, vero o meno,  che i tedeschi avevano una paura tremenda di finire prigionieri nelle loro mani, (andrebbe però analizzata da un doppio punto di vista questa frase), si sono dovuti scontrare con alcuni elementi comunisti che avrebbero voluto mandarli via al grido di assassini del popolo palestinese.

Insomma il carnevale di Rio de Janeiro, in confronto a questa farsa ripetuta ogni anno, rischia di diventare un provino di poco conto.

Nella baraonda creatasi per questa "festa", ciò che si è potuto notare è stata l'inattendibilità di coloro che hanno portati avanti, per oltre 60 anni, fantasie e mistificazioni storiche, sulle quali è stata creata anche questa carnevalata.

Ma il 25 aprile, se rapportata a fatti più importanti,  è un invenzione di poco conto perchè la peggiore invenzione si è avuta all'atto della fondazione di uno Stato che si è professato democratico e libero. E mentre promulgava questi principi, imbavagliava per decenni le voci contrarie e scriveva la storia a mille mani, pur di dare di se l'immagine di una verginità mai avuta e di una santità mai acquisita.

Come tutte le impalcature che si basano sulla menzogna e sulla morte di persone innocenti, anche questa, finalmente, sta cominciando a scricchiolare. Con somma gioia di chi è stato estromesso, non da questa ignobile ed ipocrita festa, ma dalla vita sociale e politica del nostro Paese. Un Paese che ci è appertunuto e che ci apparterrà di nuovo, più di ieri, più di prima.

 

 

 

 

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venerdì, 25 aprile 2008

25 Aprile. La menzogna continua

Ancora una volta si festeggia la giornata simbolo che dovrebbe rappresentare la "liberazione" dalla tirannia fascista e nazista. Ancora una volta la credrenza popolare sopravvale sulla realtà e sulla storia.

I sopravvissuti dell'ANPI, i centri sociali, i politici antifascisti e i creduloni che si sono lasciati imbrigliare dalla rete della falsità storica intrecciata da oltre 60 anni, oggi, si gongolano nell'esaltazione delle loro gesta belliche, (per la verità poche),  e si beano dei risultati ottenuti che avrebbero portato al termine della guerra.

Ma, come tutte le menzogne, anche quella del 25 aprile sta, pian piano, venendo a galla. Si comincia a parlare di ciò che non si è mai detto, si iniziano a scoprire le nefandezze compiute proprio da coloro che si riempiono la bocca con la guerra civile (che chiamano impropriamente di liberazione), si inizia ad analizzare cosa, in effetti, abbiamo fatto i partigiani, ovvero quale ruolo abbiano avuto ai fini della guerra.

Soprattutto si stanno mettendo sotto la giusta luce i partigiani comunisti, e le ombre che nascondevano anche le più semplici verità iniziano a scomparire. Si scopre così, che la ricorrenza di aprile è stata sempre sotto il monopolio occhiuto e vigilante dei comunisti, che essi hanno continuato a perpetrare una menzogna che doveva servire non a ricordare i morti e gli eroismi di parte, ma la forza d'impatto, la presenza costante, l'attenzione vigile del comunismo sulla nazione.

Il 25 aprile, insomma, sta scoprendo il suo vero volto. Ed un volto deturpato, cattvo, violento. E' un volto che esprime tutta le violenze compiute sulla gente inerme, sui propri connazionali rei non solo di essere stati fascisti, ma di essere stati solo presunti tali o parenti dei presunti.

Il 25 aprile, anno dopo anno, si sta rivelando un boomerang per chi ha propagandato idee di false vittorie ed altrettanto falsa democrazia, a danno dele rispetto e della dignità dei morti di ambo le parti.

Per noi, il 25 aprile, non ha mai rappresentato una festa. E' sempre stato un giorno come un altro, niente di spettacolare, niente da ricordare.

Ciò che, invece, continuiamo ad avere viva nella nostra memoria, sono i sopprusi perpetrati a nostro danno nei decenni post bellici. la censura applicata ad una ideologia che non è mai stata quella che i vincitori hanno incultato nelle teste degli italiani, (non in  tutti per fortuna), sono le violenze che i camerati  e le normali famiglie italiane hanno dovuto subire da mano comunista, pur non avendo avuto nulla a che vedere con quanto era succerro il 25 luglio e l'8 settembre 1943, sono gli eccidi, i genocidi, la crudeltà che molti partigiani hanno compiuto nascondendo le loro vendette personali dietro più nobili intenti come la liberazione e la democrazia alle quali non hanno mai creduto e per le quali non hanno mai combattuto.

Mentre essi esultano ancora sui morti prodotti  dalle loro idee, mentre questa gente festeggia il tradimento compiuto nei confronti dei veri alleati, mentre si esaltano nel ricordare le loro gesta belliche avvenute quasi sempre alle spalle del nemico e quasi mai di fronte, (come coraggio e dignità avrebbero dovuto imporre), noi abbassiamo gli occhi a terra, non per senso di sconfitta o di sottomissione alla canea rossa, ma per il dolore e lo sgomento che ci assalgono ogni anno, quando questa gente ricorda con una festa le stragi e le sparizioni di centinaia di migliaia di italiani i cui corpi sono stati occultati e mai più ritrovati,

La vergogna di questa democrazia si evince anche da ricorrenze come queste, perchè esultare e gioire, a distanza di 63 anni, sulla morte di centinaia di migliaia di persone, militari e civili, è  un segno inequivocabile di come la barbarie comunista sia ben lungi dall'essersi estinta.

Una commemorazione di atti barbarici, come solo la guerra può produrre, (e ancor di più una guerra civile), trova persino il consenso e la presenza  del capo dello Stato, che festeggia anch'egli sulla montagna di morti la cui responsabilità ricade sull'ideale che anch'egli ha perseguito in gioventù, e dal quale non ha mai preso le distanze.

La fantomaitca riappacificazione è ben lontana dall'essere voluta. Soprattutto quando i vincitori, ormai vecchi e quasi estinti per ragioni anagrafiche, si ostinano a disseppellire i nostri morti per poter festeggiare, una volta ancora, sulle loro sacre ossa.

 

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mercoledì, 23 aprile 2008

Scuola di Mistica Fascista

Il 19 aprile 2008 si è tenuto, presso la sezione del Nuovo Ordine Nazionale di Foggia, il primo convegno sulla Mistica Fascista. E' stato un evento ripreso dopo un lungo sonno durato quasi 78 anni.

L'originale fautore della Mistica Fascista è stato Niccolò Giani che, insieme ad Arnaldo Mussolini fondarono la scuola della Mistica nel 1930.

Alla morte di Giani, avvenuta in Albania nel 1941, in piena seconda guerra mondiale, la scuola di mistica cessò di esistere. Sono rimasti gli scritti di Giani e di Arnaldo Mussolini, oggi un vero tesoro del pensiero fascista.

A Foggia, la scuola del pensiero fascista, o meglio ancora, la storicità di quel metodo di vita e di ideali, ha ripreso a vivere grazie all'interessamento della segreteria nazionale del movimento.

Ma, se non ci fossero stati due validissimi portatori della Mistica fascista, gli sforzi della segreteria sarebbero stati vani.

Valentino e Giovanni, (li citeremo solo con i loro nomi di battesimo), hanno saputo trasportare nel tempo le stesse emozioni e lo stesso sapere che, decenni addietro, devono aver ascoltato i camerati di una volta.

L'importanza di tale avvenimento è stato recepito non solo dai camerati foggiani appartenenti ai diversi gruppi politici del luogo, ma anche da quelli napoletani e brindisini che hanno presenziato all'evento.

In un prossimo futuro intenderemo continuare su questa strada perfezionandoci nei metodi per l'apprendimento e nell'organizzazione dell'evento.

In tutto questo, pur non essendo stata chiamata, lo schieramento di polizia e carabinieri non è mancato. Occhi attenti a scrutare l'impercettibile hanno sperato di poter captare un sospiro apolgeta o un fare illecito.

Purtroppo per loro, ciò che si è spacciato nella sezione foggiana del NON ,è stata solo cultura e storia. Due elementi che per lo Stato antifascista sono stati sempre reputati più pericolosi delle inesistenti armi che, forse, gli occhiuti ispettori speravano di scorgere.

Contenti di averli delusi.

 

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sabato, 29 marzo 2008

Un uomo chiamato vanesio

Tra gli inutili, gli indifferenti e gli incompetenti, tra coloro che non avrebbero mai dovuto detenere cariche politiche, (men che meno quella di ministro), e che, avendole ottenute, gli dovrebbero essere tolte alla pari di come si degrada un generale sul campo, c'e' Alfonso Pecoraro Scanio, la cui prima parte del cognome dice già tutto.
 
Quando si parla di dimissioni di certi politici per i fatti accaduti nella capitale partenopea e provincia, riguardante la questione della spazzatura, (ma non solo), si dovrebbe estendere la proposta oltre ai soliti nomi di Bassolino e Jervolino anche ad altri super responsabili.
 
Qui ci dovrebbero andare di mezzo un po' tutti ma in particolare il ministro di Grazia e Giustizia che non ha lavorato di concerto con il Ministro degli Interni.
 
Insieme avrebbero potuto emanare dei decreti, o proporre delle leggi d'emergenza, lavorando in collaborazione e facendo scattare, il primo delle sanzioni penali ed il secondo degli interventi mirati sul territorio.
 
Ma tutto è rimasto fermo. Mastella, forse, stava cercando di acquistare un'altra casa a poco prezzo e Amato stava ancora gongolandosi per la legge di qualche anno fa, di sua creazione, con la quale è riuscito a scippare il sei per mille dai conti correnti degli italiani.
 
Altro imputato d'onore è Pecoraro Scanio. Forse è il ministro che, per eccellenza, dovrebbe essere rimproverata questa emergenza.
 
Se avesse avuto un briciolo di dignità si sarebbe auto sospeso dalla carica ministeriale, avrebbe indossato gli abiti dell'operatore ecologico, (ex spazzino) e sarebbe sceso per le strade napoletane a dare una mano per limitare i disastri compiuti anche dalla sua indifferenza, incompetenza e vanità nel preoccuparsi solo di come appare in tv.
 
A Porta a Porta infatti, dopo la fine di una trasmissione dove Bassolino ha fatto una magra figura e, dietro di lui, si era accodato Pecoraro Scanio, il ministro dell'Ambiente si è preoccupato di chiedere ai suoi collaboratori come era andato.
 
Un ministro che chiede una cosa del genere da evidenti segni di insicurezza ed incapacità nel gestire se stesso, figuriamoci i problemi che gli competono.
 
Pecoraro Scanio è conosciuto, ormai, come l'uomo che ride e come "Mister No".
 
La prima definizione nasce da una serie di circostanze. La prima deriva da un fatto tragico. Ai funerali di tre caduti a Nasseriya il ministro dell’Ambiente fu fotografato sorridente mentre era in chiesa.
 
Successivamente, precisamente il 23 settembre 2007, a New York, mentre Prodi e D'Alema concordavano con gli americani il blitz da effettuare per liberare gli agenti segreti catturati dai talebani, nello stesso grattacielo Pecoraro Scanio veniva fotografato mentre usciva dal 27esimo piano dell' Hotel Millennium, dove c'e' un imponente piscina da dove si possono ammirare le luci di tutta la città.
 
Alla faccia del comunistazzo e dell'amore per gli operati e dei proletari in genere.
 
Cosa potrà mai interessare a Pecoraro Scanio la montagna di immondizia campana, visto che, mentre a Napoli si rischiano epidemie e risse tra polizia e carabinieri da una parte, (che difendono anche il Pecoraro mentre si diletta nelle piscine hollywoodiane), e la popolazione oramai al limite della sopportazione dall'altre, il ministro si preoccupa di guardare dall'alto di un grattacielo il panorama di una città americana, (forse la stessa che in gioventù avrebbe voluto radere al suolo per ciò che, nel contesto del suo ideale, rappresentava)?
 
Ma vediamo, ora, di cosa è stato capace questo personaggio della politica, quale apporto ha dato all'ambiente, quali posizioni ha preso e cosa ha fatto per la tranquillità, il benessere e la salute degli italiani.
 
Oggi il Pecoraro è d'accordo sull'intervento dell'Esercito. Strano. Fino a pochi giorni prima era tutto solidale con la parte avversa, ovvero con i manifestanti.
 
Oggi dice che l'Esercito è necessario, e si dimentica di fare un "mea culpa" per la necessità di quell'intervento d'emergenza, cosa che è dovuta anche, e soprattutto, alle sue prese di posizione, più precisamente ai suoi ripetuti, costanti e incessanti..NO!
 
No agli inceneritori
No al decreto del governo per istituire quattro nuove discariche
NO, in particolare alla discarica di Serre.
No alle cariche per liberare i blocchi stradali.
No al vertice NATO a Napoli
No al fumo nei parchi napoletani se nel raggio di vista del fumatore questi scorge una donna incinta o un bambino, (oggi a Napoli i fumatori dovrebbero andare in giro con un macchinario simile al metal detector, secondo il Pecoraro).
 
Oltre ai "no" nel napoletano Pecoraro ha continuato nell'esprimere la negazione anche in altri campi, alcuni dei quali sono davvero di notevole "importanza vitale"
 
NO agli ogm
No all'intervento italiano in Afganistan
No al ponte sullo stretto di Messina
No al tunnel della Valsusa
No alla pesca del tonno
NO all'Albero di Natale
 
 
A dire la verità, e per dare a Pecoraro ciò che è di Pecoraro, bisogna anche dire che qualche si l'ha detto. Eccoli:
 
Si alla nomina a "patrono del pesce azzurro" di Gigi D'Alessio
Si per Claudio De Biasio come subcommissario per i rifiuti, (De Biasio subito dopo la carica concessa dal Pecoraro è stato arrestato)
Si al museo per il mandolino
Si alla lotteria da abbinare al festiva di Sorrento
Si alla cattedra di agraria a Cassino
Si al contratto per gli operatori Shatsu
Si per la difesa dei Pitt bull
Si per la difesa contro la sparizione dei gelati Algida nel napoletano
Si all'adozione delle pecore sarde
Si alla proclamazione della pizza quale patrimonio dell'umanità
Si in favore del Brasile per la questione sui grandi cetacei
 
Ecco le favolose opere di un ministro indimenticabile, di estrazione comunista, che ha dato al Paese tanti no e tanti si importantissimi. Soprattutto i si hanno cambiato la vita dell'Italia e del mondo intero.
 
Una persona davvero qualificata che, però, non sa distinguere una mucca da un toro, come è successo quanto è stato in visita alla fattoria modello ai tempi in cui vestita gli abiti di ministro dell'Agricoltura, (e per fortuna che era ministro).
 
Poi i gay fecero del Pecoraro la loro bandiera. Capirono che in lui c'era qualcosa che lo accomunava a loro. E così, un bel giorno, alcuni gay si presentarono in corteo sotto il ministero gridando:" Pecoraro vieni giù, che sei frocio pure tu".
 
Ammettendo la sua bisessualità, probabilmente, scese. Come andò a finire, non ci è dato sapere.
 
Uomo di mondo, (e di spettacolo al pari dell'ibrido Luxuria), il Pecoraro è stato capace di entrare nel guinness dei primati per il numero di dichiarazioni trasmesse all'ANSA. Ben 2627 fino al 2004. A Porta a Porta, invece, risulta essere il secondo ospite più invitato dopo Bertinotti, più di 50 apparizioni.
 
Davanti a tutta questa grazia di Dio, come si potrebbe non essere vanitosi? E il Pecoraro lo è oltre misura. Di se stesso dice:" E' che io funziono, (riferendosi alle apparizioni televisive). Si sono vanitoso, è vero, ma a modo mio. La mia vanità non è nell'apparire, è nel persuadere. Conquistare le anime e le intelligenze, vedere l'interlocutore battuto, l'ascoltatore sedotto: ecco la mia vanità".
 
Più che vanità questa si potrebbe chiamare, egocentrismo, smania di protagonismo e arrogante superbia.
 
Ma qualunque cosa essa sia, il Pecoraro è pur sempre il ministro dell'Ambiente, carica che sancisce precise responsabilità di cui, probabilmente, si è scaricato insieme all'immondizia.
 
E intanto Napoli muore sotto le montagne dei rifiuti accatastati in onore della sua vanità.
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giovedì, 27 marzo 2008

Avvisaglie di un tradimento

Santanche’: Fiducia a Berlusconi
(ANSA) - ROMA, 26 MAR - Daniela Santanche’, la candidata premier de La Destra, votera’ la fiducia al governo Berlusconi. Ad annunciarlo e’ la stessa parlamentare ad ‘Affaritaliani.it. ‘Non sto certo con Veltroni - dichiara - detesto i compagni e i comunisti. Anzi, sono felice che Berlusconi vinca le elezioni. Semmai sono preoccupata per il possibile inciucio tra Pdl e Pd e non voterei mai la fiducia all’inciucio. Invece all’esecutivo del Cavaliere sicuramente si”.

Lo squallore di questa politica ha raggiunto limiti ai quali non era mai arrivata. Che la Santanchè facesse l'occhiolino a Berlusconi era cosa risaputa. Ma che si mettesse a farlo apertamente, senza neanche attendere l'esito delle elezioni, è cosa aberrante.

Ciò che invece schifa è il fatto che, se il partito della Santanchè è pronta a votare la fiducia per l'esecutivo di Berlusconi, automaticamente concede la propria fiducia anche ad AN.

La cosa è ributtante, visto che La Destra prima ha detto peste e corna del traditore Fini e poi, attraverso il voto dato a Berlusconi, lo aiuta a rimanere a galla, anzi, a comandare il Paese.

Schifo, squallore e sdegno sono le tre prerogative che sanciscono queste elezioni.

Che i camerati si preparino all'ennesima fregatura. D'altronde, fin quando si continuaranno a votare personaggi già noti della politica o coloro che sono legati ai vecchi volponi parlamentari, non si potrà avere altro che tradimento, voltafaccia e spergiuri.

Sia di insegnamento a tutti, in special modo a coloro che forzano i contenuti delle frasi e storpiano il significato delle parole pur di accreditare i candidati in cui ingenuamente credono e verso i quali tentano di dirottare il voto altrui.

 


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martedì, 18 marzo 2008

Tutti razzisti, tranne Israele!

Non è un luogo comune dire che tutto il mondo è razzista quando si parla degli ebrei, o meglio, quando si parla di loro in un certo modo.

Infatti, fin quando si elogiano i crimini commessi dal governo d'Israele, fin quando si commemorano i famosi sei milioni di morti ammazzati nei famigerati campi di sterminio tedeschi e fin quando ci si cosparge il capo di cenere per i delitti da loro imputati tutto va bene. Ma quando non si accetta anche uno solo di queste tre condizioni, allora il peccato è quello di essere razzisti, o peggio ancora, antisemiti.

In questo perenne stato di vittimismo e di falsa umilità gli ebrei hanno, e stanno, ricattando il mondo in mille modi.

E il mondo, quando viene chiamato in causa per rispondere di colpe che, molto spesso, non ha commesso, non dice nulla. Riesce a tacere persino quando apprende la notizia pubblicata sul "Corriere della Sera" del 12 marzo 2008 che ci informa sulla Merkel, la quale è stata invitata al Parlamento israeliano ed è stata "autorizzata" a potersi esprimere in tedesco, cioè nella sua lingua madre.

E' stato un privilegio accordato da una speciale commissione del suddetto Parlamento.

La concessione ha scatenato le ire della destra radicale israeliana e due membri della commissione chiamata a decidere sul "caso" hanno votato contro. Entrambi i membri sono facenti parte del partito nazionalista.

Arieh Edad, a proposito della concessione data alla Merkel ha detto:" Non posso sentir parlare tedesco in quest'aula. E' la lingua nella quale sono stati uccisi mia nonna e mio nonno. Sono tedesche le ultime parole che hanno sentito. E' proprio necessario cambiare le regole? Andrò lì, mi alzerò in piedi e uscirò dall'aula"

La stessa cosa dice di voler fare l'altro deputato che ha votato contro, Uri Ariel il quale ha commentato:" E i sei milioni di morti ebrei? Va bene che la Germania è cambiata, che ci sono delle cose importanti nella sfera della sicurezza e della politica. Ma perchè strisciare come rettili? Che ci è successo?"

C'era già stato in precedente razzista nei confronti della Germania, quando Kohler accolto alla Camera in uno dei suoi ultimi discorsi alla Knesset, (il Parlamento israeliano), si sentì dire apertemente da Ariel Sharon:" Il popolo ebraico non si riprenderà mai dal massacro compiuto dai nazisti. Non può esserci perdono per quello che gli ebrei hanno sofferto per mani dei tedeschi".

In sostanza gli ebrei stanno, tutt'oggi, condannando un popolo, e con esso la lingua usata, per le atrocità commesse da persone che, ormai, non esistono più.

Nonostante l'assenza dei veri carnefici, o di coloro che sono stati accusati di aver commesso atrocità a danno degli ebrei, la Germania è ancora imputata e condannata all'umiliaizone più bieca e inumana, fino a scivolare nel razzismo e nella follia di coloro che vorrebbero cancellare persino la lingua di un popolo.

Se questo non è segno di razzismo, qualcuno ci spieghi cos'è, senza, però, venire e ricordarci i sei milioni di morti. Perchè dopo oltre sessant'anni, dopo il cambiamento politico e sociale avvenuto in Germania e nel resto del mondo, e dopo tutti i soldi pretesi dai "sopravvissuti" e dalle associazioni ebraiche, ogni debito, morale, sociale e politico, è stato abbondantemente pagato.

Ora c'e' da chiedersi perchè certi ebrei pretenderebbero la distruzione culturale, linguistica e sociale di una generazione che nulla a che fare con quella passata e la cui colpa sarebbe quella di esprimersi nella lingua dei loro padri.

La stranezza della vicenda è che l'annientamento culturale e linguistico della Germania viene chiesto e voluto proprio da un popolo che dice di aver subito gli stessi soprusi e le stesse vessazioni. Ma allora, davanti a questa inumana e sconsiderata richiesta, è spontaneo chiedersi quale sia la differenza tra le vittime e i loro carnefici.

Per fortuna non tutti gli ebrei hanno dalla loro parte quell'ottusità e ristrettezza mentale che nel tempo, potrebbe diventare causa di una nuova semina di antisemitismo mondiale. Ci sono ebrei come Tommy Lapid che dichiara il non senso nell'invitare la Merkel per poi non lasciarla parlare.

Tommy Lapid non è un ebreo qualunque. Egli è stato un ex ministro del Parlamento ebraico e, tutt'ora, è il custode della memoria della Shoa in Israele. E' sopravvissuto, pure lui, ad un campo di sterminio.

Egli sostiene anche che non è possibile perdonare il male subito, che si ha l'obbligo di non dmenticare e di combattere affinchè ciò non avvenga.

Ma dice anche che la Germania ha affrontato in modo ammirevole il suo passato, che ha saputo prendere su di se le proprie responsabilità per ciò che ha fatto, aggiungendo, infine, che se tutti fossero come la Germania, i problemi tra Israele ed Europa sarebbero già finiti.

Nei confronti dell'Italia Lapid si è espresso dicendo:" Ha fatto un grande sforzo per chiedere perdono. Ma il fascismo non era il nazismo, neanche sotto l'occupazione tedesca: nella Jugoslavia occupata dagli italiani si rifiutavano di deportare gli ebrei".

Parole di ebreo e non di qualche invasato nazista o di qualche sfegatato fascista.

Ciò a conferma di quanto i nostri detrattori hanno inventato mentendo, sapendo di mentire.

Comunisti ed antifascisti continuano a far leva sulla questione delle leggi razziali. Ma nessuno dice loro che tali leggi non furono mai applicate se non in misura blanda e ridotta. Non ci furono mai campi di sterminio o di concentramento per ebrei e nessuno di loro è stato mai fucilato in quanto tale.

Nessuno lo dice, eppure la verità è questa. Una verità che emerge per bocca degli ebrei, ma che viene taciuta da chi, in Italia, sa, ma non parla per tutelare interessi personali e di partito e perchè, se si conoscesse la verità, questa democrazia, fondata sulla menzogna richierebbe di crollare in pochi minuti.
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Chi sono

Blogger: SegreteriaNON
Nome: Giuseppe Martorana
Il Nuovo Ordine Nazionale non è un movimento qualunque. E' un movimento fascista. Non usiamo la violenza per divulgare le nostre idee, ci basta poter parlare con il popolo. Non siamo quelli che i partiti antifascisti, cosiddetti "democratici", dicono di noi, siamo l'esatto contrario. Non dobbiamo giustificare le nostre azioni passate perchè la storia insegnata è stata volutamente artefatta. Non crediamo nella democrazia partitocratica, ma in quella del singolo partito composto da correnti di pensiero. Non abbiamo come meta il potere politico, esso è solo una nostra tappa. Non crediamo nella necessità di allearsi con chi offre di più perchè riteniamo più importante l'ideale al quale si rifà l'alleato. Non aiutiamo i piccoli partiti del sistema a rimanere ancorati alle loro poltrone con alleanze elettorali che vengono sciolte subito dopo le avvenute votazioni, perchè riteniamo questi i principali fautori della nostra disgregazione politica. Non attacchiamo mai per primi, ma difendiamo fino all'ultimo le nostre idee. Non intendiamo combattere il sistema dall'interno, ma lottiamo affinchè esso venga fermato ed eliminato. Non abbiamo la protezione dei poteri politici, massonici e mafiosi, ma abbiamo il coraggio di affrontarli.


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